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Giunti alla fine del nostro viaggio, voltiamoci indietro. Abbiamo unito i punti e ribattuto una strada che percorre più di trent'anni del gioco. La speranza è che, da domani, guardandoci allo specchio troveremo dei giocatori migliori. Migliori in quanto pieni di dubbi e di idee per risolverli. Migliori perché in possesso di molti strumenti che mostrano i nostri limiti, insieme ai modi di superarli.

La prima cosa che dovremmo aver imparato è come abbattere qualsiasi paura ci tenga lontani dal competitivo. Il gioco competitivo non è un’arena di invasati nevrotici che non sanno come divertirsi. È il posto dove il nostro amore per Magic: The Gathering può esprimersi nelle sue vette più alte. Un luogo dove tutto il nostro tempo dedicato a questo gioco può essere messo a frutto, gareggiando in un nobile scontro di intelletti; sano quanto istruttivo.

Non c’è nulla di male nel giocare per divertirsi, ma sarebbe cieco pensare che il divertimento sia un’esclusiva del casual game. Ci sono enormi fonti di gioia che derivano dal constatare come le nostre capacità migliorano e per migliorare in un gioco sociale non c’è altro modo se non quello di avere degni avversari. È sempre legittimo giocare per il puro divertimento di farlo, Magic è anche questo, se non soprattutto questo, ma non bisognerebbe mai privarsi dell’opportunità di crescere. Anche se la crescita impone uno sforzo.

Tuttavia, questo impegno ci insegna qualità che potremmo riversare in ogni altro ambito della nostra vita. La cosa che mi ha fatto innamorare di MTG non è stata tanto la passione condivisa con amici. Ho giocato anche in periodi in cui tutti i miei compagni avevano smesso. È stata la crescita mentale che mi ha donato il gioco ad averne nutrito le braci della passione.

MTG mi ha insegnato a mantenere il sangue freddo quando devo affrontare un problema al lavoro e come cercare la soluzione più efficiente per risolverlo. Mi ha educato ad aspettare il mio turno nelle discussioni e a concentrarmi su quanto hanno da dire gli altri, invece che pensare solo a quanto ho da dire io. È riuscito a farmi capire che, prima di buttarmi a capofitto in una questione, devo creare le condizioni giuste perché abbia successo.

Queste e molte altre cose sono il lascito che il gioco competitivo mi ha donato e il mio modo di ricompensarlo è dedicare tutto il tempo che posso a diffonderlo.

Non fermatevi alle risate tra amici, scoprite anche tutto il resto. Tutto quello che di meglio può fare il gioco per voi lo troverete sui tavoli dei tornei.

Se giocate Commander va bene. Continuate pure, ma valutate anche un formato a sessanta carte come lo Standard. Se giocate un formato a sessanta carte come il Pauper o il Legacy va benissimo, ma iniziatene anche un altro che sia integrato nell’attuale torneistica ufficiale (Standard, Modern e Pioneer).

C’è solo da guadagnarci, fidatevi. La spesa che affronterete per comprarvi le carte è minima rispetto alle qualità caratteriali che potrete sviluppare. Pagherete a forte sconto talenti che nel resto della vostra vita genereranno un utile imparagonabile al capitale investito.

Utilizzate questa guida come trampolino di lancio. Leggetela, rileggetela, correggetela, aggiornatela, o bruciatela se non vi è utile. Scrivetene una nuova migliore. Superatela con ogni mezzo possibile.

Fate in modo che di essa vi rimangano soprattutto le cose che non sono scritte. Quelle sono le uniche che non riesco a regalarvi, perché non sono ancora abbastanza bravo.

Francesco

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