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Flessibilità in MTG
Flessibilità: Come per il concetto di “Efficienza” nel gioco, anche per spiegare la flessibilità Rob Hahn ne descrive le tre principali manifestazioni: la flessibilità delle carte, dei mazzi e delle strategie.
La flessibilità delle carte è la capacità di una carta di essere utile in molteplici situazioni. Ad esempio il classico Disenchant è meno flessibile di Heritage Reclamation, perché il secondo, oltre a distruggere artefatti e incantesimi può anche esiliare una carta dal cimitero e far pescare il controllore della spell.
La flessibilità dei mazzi è la capacità di un determinato mazzo di affrontare con successo diverse strategie avversarie. Per l’autore questo è un concetto soprattutto difensivo, influenzato dalla scuola di pensiero di Fortress. Si tratta di verificare se un mazzo è in grado di interrompere varie strategie offensive diversificate (e.g. Burn, Hate Bears, Mill, ecc.) pur rimanendo capace di implementare il proprio piano di gioco nonostante le difese avversarie.
La flessibilità delle strategie, in ultimo, consiste nell’avere molteplici modalità per ‘mettere a terra’ della flessibilità del mazzo. Abbiamo detto che la flessibilità di un mazzo consiste nel saper difendersi con successo da molti avversari differenti. La flessibilità strategica, per Hahn, riguarda il come questa azione viene posta in essere. Più viene fatta in modo diversificato, più il mazzo acquista flessibilità di strategica.
Notare il fatto che aumentare la flessibilità strategica può implicare una diminuzione della flessibilità del mazzo. Spiego la questione con lo stesso esempio dell’autore. Si consideri un mazzo monoU puramente permission che cerca di neutralizzare ogni magia avversaria con un counter. Si consideri anche un mazzo U/W che può decidere se counterare una spell, oppure rimuoverla successivamente con carte come Swords to Plowshares.
Il primo deck avrà una maggiore flessibilità del mazzo, visto che contiene solo counter in grado di bersagliare ogni tipo di spell, mentre nel secondo alcuni slot sono dedicati a swords to Plowshares, che bersaglia solo le creature. Tuttavia. Il secondo mazzo ha più flessibilità di strategia, perché può fare qualcosa che il primo non può fare, in un momento e un luogo di gioco diverso (dopo che un permanete è entrato in campo, uscendo dalla pila). Qui Hahn da una definizione di flessibilità di strategia molto legato al concetto di difesa, ma nel periodo finale dice che quest’idea di flessibilità di strategia si estende anche ad altri aspetti del gioco e si può parlare di flessibilità nell’avere un piano offensivo diversificato, nell’avere più condizioni di vittoria, nel non dipendere da una singola combo o key card.
Tuttavia, nessuno degli elementi descritti, preso singolarmente, è sufficiente a definire la flessibilità strategica. Sono tutti solo sue espressioni tangibili.
Nota a margine: Come per l’efficienza, ritengo che la maggior parte delle riflessioni fatte da Hahn sulla flessibilità siano ancora valide e attuali. Qui si assaggia un sapore un po’ più datato, per via di come il gioco si è evoluto dal 1997 a oggi. Molti degli aspetti della flessibilità esposti da Hahn sono correlati alle azioni di difesa e interruzione del piano di gioco avversario. Nel primo Magic e per molto tempo si sono privilegiate le spells rispetto alle minacce permanenti.
Se prendiamo la prima edizione di Magic: The Gathering, l’Alpha, non c’è dubbio che Counterspell sia, in generale, una carta più potente rispetto a Drudge Skeletons. Tanto è vero che la prima la conoscono tutti e viene usata nei formati competitivi in cui è legale ancora oggi. La seconda è tornata nei meandri della cieca eternità da quasi 30 anni. Per molto tempo le strategie difensive basate sul controllo sono state molto più versatili ed efficaci delle strategie oppressive.
Poi, il gioco si è progressivamente ribilanciato fino a prediligere le minacce. Ora, quando guardiamo Counterspell e guardiamo Ragavan, Nimble Pilferer, non pensiamo più che counterspell sia una carta così forte come un tempo. Al momento in cui scrivo questo articolo, Ragavan è già uscito da cinque anni e, in questo periodo, il gioco si è ulteriormente evoluto. Il tracciato, però, è rimasto lo stesso.
Le strategie di controllo sono, ovviamente, ancora possibili e compaiono ciclicamente nei vari formati competitivi. Tuttavia, da un lato sono sempre meno frequenti ed entrano in crisi sempre più facilmente; dall’altro, è cambiato molto il modo di giocare controllo. Nel passato, il modo prediletto e più puro del controllo era il Draw-Go. Ora è l’archetipo di controllo più raro nei formati competitivi (difatti, è abbastanza caratteristico e molto piacevole che nello Standard odierno ci sia una buona percentuale di Draw-Go).
Si vedono molto più spesso Big Spells Control/ Tap-Out, Lock Control/Prison e Combo-Control. Vista questa evoluzione, bisogna reinterpretare le varie manifestazioni della flessibilità nel gioco dando più valore a ciò che non è puramente difensivo. Ad esempio, un mazzo che si basa su una precisa combo e può arrivarci in diversi modi è in un certo senso flessibile, nonostante dipenda da un insieme di key cards. Oppure, non è forse flessibile anche un mazzo che ha una combo dalla quale possono discendere più effetti diversi, ognuno dei quali è appropriato contro avversari diversi?
O, ancora, un mazzo aggro molto oppressivo che ha diverse linee per sviluppare i primi turni (ad esempio, nello Standard attuale con RDW si può scegliere se appoggiare di primo Hired Claw, o Burnout Bashtronaut. Di secondo un Emberheart Challenger, o plottare uno Slickshot Show-Off. Di terzo una Tersa Lightshatter o warpare un Nova Hellkite)? Questo, probabilmente, è quello che intendeva Hahn per flessibilità di offesa, ma gli andrebbe data più rilevanza.
Oggi appaiono spesso, nei vari formati dove il PL delle minacce è tendenzialmente superiore a quello delle risposte, mazzi molto aggressivi e veloci, solitamente a base rossa o verde. Questi mazzi tendono a sviluppare una guerra lampo ai Punti Vita avversari, sviluppando una race devastante o integrando creature che aumentano le loro statistiche di base al lancio di altre particolari magie (e.g. Prowess decks). Riguardo a queste strategie, che sono assolutamente funzionali e molte volte predominanti, la flessibilità strategica è per la maggior parte flessibilità di offesa, come spiegato poco sopra. E, in questo caso, si realizza un’intuizione che anche Rob Hahn aveva avuto, ma sulla quale ha tagliato troppo corto.
Quando l’offesa è abbastanza veloce, diventa una difesa. Però, dire questo, a meno che non si voglia commettere un errore logico, non significa dire che l’offesa può trasmutare la sua natura nel gioco. Difatti, non è condivisibile con la tesi che mi pare abbia voluto esprime Hahn nei suoi scritti e cioè che attaccare con estrema velocità sia un atteggiamento difensivo, solo perché interrompe il piano di gioco avversario. L’offesa rimane offesa.
Semplicemente un’offesa molto veloce è spesso migliore di ogni difesa, ma non è una difesa. Il principio che guida i mazzi di questo tipo è quello di vincere prima che ogni avversario possa sviluppare il proprio piano. Non si sta proprio impedendo all’avversario di farlo, semplicemente non gli si da il tempo di farlo. È vero contro questi tipi di mazzi l’avversario è costretto a difendersi nei primi turni, invece che sviluppare.
Ma, a ben vedere, ogni strategia deve decidere se difendersi o sviluppare durante il gioco e non si può argomentare che costringere un giocatore alla difesa sia a sua volta un atteggiamento difesivo, perché sarebbe un controsenso. In questo la teoria di Hahn è carente e probabilmente sconta la non canonizzazione, al tempo, del principio del “Turno Fondamentale”. Tuttavia, non si può affrontare qui l’argomento. Ci vorrebbe un altro articolo solo sul tema.
Oltre a quanto già annotato, vorrei fornire un’unico principio aggregatore in grado di fare da chiave di lettura unificata per il concetto di flessibilità nel gioco, come ho fatto per l’efficienza. Flessibilità delle carte, del mazzo, della strategia, sono tutte un’espressione della “qualità” come l’efficienza è un’espressione della “quantità”. Qui risiede molto di quanto distingue un bravo giocatore da un campione. Capire quali sono le carte che nutrono più spiragli di gioco utili non è una ponderazione matematica.
Unisce intuizione, pratica empirica, fantasia, capacità di astrazione e un sacco di altre doti, molte delle quali sono talenti affidati per dono di natura. Questo perché la stessa idea di “qualità” non è facilmente definibile come quella di “quantità”. Se i lettori sono appassionati di filosofia e hanno letto qualcosa sull’argomento, come “Sulla Qualità” di Robert M. Pirsing, sanno che non si può dare nemmeno una definizione di “qualità” senza ridurre il suo significato a singoli aspetti particolari delle sue manifestazioni reali.
La qualità è arbitraria. Vederla è in parte logica, in parte intuito. Ghost Vacuum è un ottimo hate per il cimitero in Standard? È il migliore? È più forte di Soul-Guide Lantern?
E se dovessimo usarli entrambi per mantenere un alta flessibilità del mazzo, in che numeri dovremmo dividerli? Uno e uno? Uno e due? Tutte queste domande richiedono una capacità d’analisi profonda delle carte, del metagame, un’avanzata conoscenza delle regole e una evoluta capacità predittiva del metashare futuro, nonché acume nel vedere le varie sinergie delle carte.
I giocatori migliori sono tali in quanto naturalmente predisposti a percepire la qualità prima e meglio degli altri. Il concetto di flessibilità è misura della qualità in quanto scegliere le carte più flessibili significa scegliere quelle qualitativamente superiori tra tutte le disponibili. Implementare la flessibilità di un mazzo e della sua strategia significa costruire un mazzo intorno al piano di gioco qualitativamente più sostenibile tra i possibili e integrare l’insieme di risposte/minacce qualitativamente più opportuno per reagire a un certo stato di fatto del formato in cui ci si trova. Questo è il concetto più difficile da capire di tutto il gioco.
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