Foto di George Chernilevsky
Foto di George Chernilevsky

The Zeta Set, il Secret Lair firmato Wizards of the Coast x MSCHF, sta scatenando una discussione molto accesa nella community giapponese di Magic. Al centro c'è Doomsday: l'immagine scelta per rappresentarla è la fotografia di un enorme fungo che, abbinata al nome della carta, richiama in modo piuttosto diretto una mushroom cloud, la nube prodotta da un'esplosione nucleare. Per una parte dei giocatori giapponesi il riferimento supera il limite della provocazione artistica e diventa una rappresentazione insensibile verso un Paese che ha vissuto i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki.

Doomsday
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Doomsday
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Doomsday
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Perché l'artwork fa discutere

The Zeta Set nasce dalla collaborazione con MSCHF, collettivo di Brooklyn noto per lavori costruiti su appropriazione e provocazione culturale. Wizards stessa descrive l'operazione come una serie di "Cultural Readymades": immagini prese dal loro contesto originale e riusate come materiale artistico. Il set è pieno di questi giochi visivi, Arcane Signet diventa un cygnet, Power Sink un vero lavandino, e Doomsday segue lo stesso schema.

Arcane Signet
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Power Sink
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L'immagine è quella di una Macrolepiota procera, la comune mazza di tamburo, fotografata da George Chernilevsky e di pubblico dominio. Nella foto non ci sono bombe, città distrutte o riferimenti al Giappone: c'è solo un fungo. Ma il significato cambia completamente nel momento in cui sopra quell'immagine compare la parola Doomsday, ed è difficile pensare che l'associazione sia casuale.

Le reazioni in Giappone

Le prime reazioni circolano dal 26 agosto. C'è chi si dice deluso e si chiede come un'immagine simile abbia superato il processo di approvazione, chi ironizza sul fatto che se questo è accettabile allora si dovrebbero poter rappresentare allo stesso modo anche tragedie americane, e chi ipotizza che questa versione di Doomsday possa un giorno fare la fine di Crusade, rimossa da Wizards nel 2020. Un titolo particolarmente duro, circolato tra i contenuti dedicati alla vicenda, è arrivato a definire la scelta come l'uso della bomba atomica come materiale artistico da parte della stessa azienda che nel 2020 aveva cancellato sette carte discriminatorie.

Detto questo, il dibattito resta tutt'altro che unanime: c'è chi sostiene che la protesta sia molto diffusa nella community giapponese, e chi pensa che la controversia sia stata amplificata oltre la sua reale portata. Quello che si può dire con certezza è che la discussione esiste, ed è meno compatta di quanto i toni più duri lascino intendere.

Doomsday rappresenta davvero Hiroshima e Nagasaki?

Questa è probabilmente la distinzione più importante di tutta la vicenda, e vale la pena tenerla ferma: che l'artwork giochi sull'associazione con una nube nucleare sembra difficile da negare; che rappresenti specificamente Hiroshima o Nagasaki è un passo ulteriore per cui non esistono prove.

La differenza sta nella cultura di chi guarda. Per molti giapponesi una mushroom cloud conduce quasi automaticamente a Little Boy, Fat Man e alle tragedie del 6 e 9 agosto 1945. Nella cultura occidentale del dopoguerra la stessa immagine ha invece acquisito un significato più ampio, diventando il simbolo generico della guerra nucleare e della possibile fine della civiltà, non tanto un evento storico specifico, quanto un futuro apocalittico ipotetico. Le due letture non si escludono a vicenda, ed è proprio questa differenza a spiegare buona parte dello scontro: da un lato "guerra nucleare = fine del mondo" in astratto, dall'altro un simbolo che per molti giapponesi è quasi impossibile separare dalla memoria di Hiroshima e Nagasaki.

Il precedente del 2020

Nel giugno 2020 Wizards rimosse dal proprio database ufficiale le immagini di sette carte: Invoke Prejudice, Cleanse, Stone-Throwing Devils, Pradesh Gypsies, Jihad, Imprison e Crusade. vietandole anche in tutti gli eventi sanzionati, per rappresentazioni giudicate razziste o culturalmente offensive. Su Invoke Prejudice, Wizards usò parole nette, dicendo che la carta non avrebbe mai dovuto essere pubblicata.

Invoke Prejudice
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Cleanse
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Stone-Throwing Devils
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Pradesh Gypsies
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Jihad
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Imprison
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Crusade
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È comprensibile che chi ricorda quella presa di posizione si chieda come un'immagine così delicata per un mercato importante come quello giapponese abbia superato l'approvazione stavolta. Il paragone, però, va usato con cautela: in diversi dei sette casi del 2020 il legame tra nome, artwork e stereotipo razziale o religioso era esplicito, mentre qui si parla di un'associazione più indiretta, costruita tramite un gioco di parole. La domanda utile, allora, non è tanto se anche Doomsday debba sparire, ma come mai un'immagine capace di generare una reazione culturale così prevedibile sia passata inosservata nel processo di approvazione.

Il contro-esempio: Torch the Tower e l'11 settembre

Torch the Tower
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Un utente giapponese ha realizzato un finto Torch the Tower con un'immagine che richiama gli attentati dell'11 settembre (un mock-up, non una carta reale del set) per ribaltare la prospettiva: come reagirebbe il pubblico americano se una propria tragedia nazionale diventasse un gioco visivo su una carta di Magic? Le reazioni sono state divise, tra chi ha trovato il paragone efficace e chi ha sottolineato le differenze storiche tra i due eventi. Al di là di chi abbia ragione, il mock-up centra il punto: la percezione di una provocazione cambia radicalmente quando il trauma rappresentato appartiene alla propria cultura.

Il contro-esempio opposto: High Tide

High Tide
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La polemica ha toccato anche High Tide, la cui immagine (persone tra onde enormi) è stata letta da alcuni come un riferimento allo tsunami di Tōhoku del 2011. Qui però l'origine è nota con certezza: l'artwork viene da un'opera di Katsushika Hokusai del 1835-1836 circa, che secondo il museo che la conserva raffigura donne che si immergono per raccogliere abaloni, non vittime di uno tsunami, e per giunta di quasi due secoli precedente al disastro del 2011. È un contrappunto utile: una volta che un prodotto viene percepito come deliberatamente provocatorio, il pubblico inizia a cercare significati ulteriori anche dove il contesto storico dell'immagine racconta tutt'altro.

Provocazione riuscita o errore di valutazione?

MSCHF lavora esplicitamente sull'ambiguità tra gioco visivo innocente e provocazione deliberata: prendere un'immagine qualunque, associarla a una parola, e lasciare che sia chi guarda a costruirsi da solo un significato più inquietante. Da questo punto di vista Doomsday potrebbe non essere un incidente di percorso, ma uno degli esempi più riusciti del metodo del collettivo.

Il problema è che un prodotto Magic distribuito globalmente non viene letto in un vuoto culturale: una mushroom cloud significa cose diverse a seconda di chi la guarda e da dove viene, ed è probabilmente qui che il set ha superato una linea che parte della community giapponese non era disposta ad accettare. La domanda che resta aperta riguarda meno le intenzioni di MSCHF e più il ruolo di Wizards nel processo di approvazione: fino a che punto una provocazione artistica può ignorare cosa significano certi simboli nelle culture a cui quel prodotto viene poi venduto?

Alex