
Ci sono momenti in cui una discussione su Magic smette di riguardare soltanto le carte e comincia a riguardare il modo in cui vengono prese le decisioni. Per me la vicenda The Zeta Set è uno di questi: non mi ha fatto chiedere soltanto cosa avrei potuto mettere nel mazzo, ma quanto potessi fare affidamento sulle comunicazioni relative al formato.
La domanda da cui siamo partiti sembrava elementare: una ristampa a comune rende una carta giocabile in Pauper? Il caso Zeta ha messo a confronto due esigenze, mantenere un criterio di accesso comprensibile e proteggere il formato da aggiunte potenzialmente problematiche. Prima di spiegare perché questa vicenda mi abbia deluso, però, separo ciò che è stato annunciato dalle mie considerazioni personali.
24 agosto: la prima risposta sulle nuove comuni
Le prime anticipazioni dello Zeta Set sono accompagnate da un chiarimento di Gavin Verhey, pubblicato il 24 agosto: le ristampe a comune del prodotto, compresa Baleful Strix, non avrebbero modificato la legalità Pauper. Non è una conclusione inventata dai giocatori, ma una posizione comunicata pubblicamente.
Nella successiva spiegazione del Panel, l'esclusione viene motivata con l'impatto delle carte, l'assenza di criteri di game design nell'assegnazione delle rarità Zeta e il rischio di ingressi imprevedibili attraverso futuri Secret Lair.
Quanto deve incidere sul Pauper una scelta di rarità compiuta per un prodotto da collezione? È una preoccupazione comprensibile anche per chi non condivide la soluzione, così come è comprensibile l'obiezione opposta: possiamo cambiare il significato di quella rarità a seconda della confezione in cui troviamo la carta?
Il problema non è soltanto Baleful Strix
La regola pubblica del Pauper fa riferimento alle carte uscite a comune nel cartaceo o su Magic Online, con le esclusioni previste dalla banlist. Per le carte ammesse si possono utilizzare anche edizioni stampate ad altre rarità.
Baleful Strix
Artifact Creature — Bird
Flying, deathtouch
When this creature enters, draw a card.
È questo il nodo della discussione: riconoscere i downshift dello Zeta Set non richiede di considerare ogni carta equilibrata, basta ritenere che la rarità determini l'accesso al formato e che le esclusioni vadano gestite via ban. Escludere il prodotto, invece, mette al primo posto la necessità di evitare un precedente giudicato pericoloso. Sono due questioni diverse, stabilire quali stampe contino per il Pauper e decidere quali carte possano restarci senza compromettere il gioco, e confonderle rischia di trasformare ogni discussione su Baleful Strix in un referendum sull'intero formato.
Un chiarimento pratico utile, sempre nelle regole ufficiali del formato: non servirà comprare la versione Zeta per utilizzare una carta ammessa grazie al downshift. Le vecchie edizioni rimangono utilizzabili, e la disponibilità della variante da collezione resta cosa diversa dalla disponibilità delle altre stampe.
27 agosto: Lega Pauper Italia chiede una revisione
Il 27 agosto interviene anche Lega Pauper Italia, che organizza Paupergeddon, uno dei maggiori eventi Pauper al mondo. LPI pubblica una dichiarazione che non si limita a esprimere una preferenza: critica apertamente la prima decisione di esclusione e chiede a Wizards e al Pauper Format Panel di riconsiderarla, sostenendo che il sistema di ban già esistente fosse sufficiente a gestire eventuali carte problematiche e che la scelta rischiasse di escludere senza motivo anche futuri prodotti Secret Lair.
Nell'attesa di un chiarimento, gli eventi della Lega mantengono comunque il precedente card pool: la richiesta di revisione rivolta a Wizards e la gestione prudente dei propri tornei restano due piani distinti, e non sarebbe corretto leggere quella prudenza operativa come un'adesione all'esclusione definitiva.
Per un giocatore la discussione può diventare una lista da modificare o un piano di preparazione da rivedere. Per un organizzatore significa comunicare condizioni comprensibili e uguali per tutti — motivo per cui una risposta chiara serve, non un dettaglio secondario rispetto alla polemica. E il fatto che sia stata proprio LPI, con il peso di Paupergeddon alle spalle, a mettersi pubblicamente in prima linea, aiuta a spiegare perché il PFP abbia poi rivisto la propria posizione appena una settimana dopo.
1-2 settembre: presentazione e apertura delle vendite
Il 1° settembre Wizards pubblica la presentazione completa del prodotto; la vendita nel Chaos Vault apre il 2 settembre. The Zeta Set comprende 121 ristampe con un'estetica ispirata alle prime carte di playtest. Il prezzo statunitense di 19,92 dollari richiama il 1992, anno dei playtest citati nella presentazione, non l'uscita commerciale di Magic.
Ogni busta contiene sette carte casuali — tre comuni, due non comuni, una carta di qualsiasi rarità e una rara o mitica — quindi non si acquista il consueto assortimento prestabilito di un drop Secret Lair.
Il 1° settembre Matthew Hodgins chiarisce inoltre che altri prodotti analoghi in buste non sono nella programmazione corrente di Secret Lair: una precisazione sui programmi annunciati, non una promessa valida per sempre.
Questo aspetto commerciale merita una discussione propria, separata da quella sul Pauper: si può non apprezzare la casualità delle buste e comunque ritenere corretto riconoscere i downshift, o apprezzare l'esperimento grafico senza volerne gli effetti sul formato.
4 settembre: dieci ingressi, due ban preventivi
Il 4 settembre Gavin Verhey, a nome del Pauper Format Panel, annuncia il cambio di posizione. Il criterio della comune viene riconosciuto anche per Zeta: dei dodici nuovi downshift, dieci saranno giocabili e due vengono banditi preventivamente, Narcomoeba e Price of Progress.
La decorrenza è il 7 settembre per il cartaceo e il 23 settembre per Magic Online. Baleful Strix, Vandalblast, Dispatch e Cut Down restano sotto monitoraggio particolare, con verifiche negli aggiornamenti del 12 ottobre e di dicembre — essere osservate non significa avere un ban già deciso.
Il comunicato riconosce anche i messaggi contraddittori dei giorni precedenti e descrive una community divisa: non è corretto raccontare il risultato come una scelta richiesta unanimemente dai giocatori.
A questo punto una risposta operativa esiste. Resta da giudicare come ci si sia arrivati, se il ripensamento sia stato ascolto della community o una gestione poco rassicurante: il fatto è il cambio di decisione, il giudizio su quel cambiamento appartiene a chi lo osserva.
5 settembre: la segnalazione GoatBots
Il 5 settembre emerge un messaggio di GoatBots, che accusa una persona coinvolta con il Pauper Format Panel di aver sfruttato informazioni interne. Secondo il messaggio, attraverso i loro bot sarebbero state acquistate oltre 250 copie complessive di Baleful Strix, Vandalblast e Dispatch.
La cronologia va letta con attenzione: il post parla di acquisti effettuati il giorno prima dell'annuncio, quindi il riferimento temporale sembra puntare al 4 settembre e al cambio di legalità, non alle prime anticipazioni del set in agosto.
La segnalazione non equivale a un accertamento dei fatti. Nelle fonti consultate mancano elementi indipendenti per verificare identità, rapporto con il Panel, informazioni possedute o motivazioni dell'acquirente, e non possiamo trasformare l'accusa verso una persona non identificata in una responsabilità dell'intero PFP. Chiedere chiarimenti è legittimo; presentare l'illecito come già dimostrato no. Questa vicenda, inoltre, va tenuta distinta dal giudizio sulla legalizzazione delle carte.
La mia posizione: il problema è la fiducia
Fin qui la ricostruzione. Da qui in avanti parlo da giocatore, non a nome della community.
Io avrei preferito mantenere la prima decisione. Non perché consideri automaticamente sbagliate tutte le carte dello Zeta Set, ma perché attribuisco un peso alla stabilità delle indicazioni su cui giocatori e organizzatori fanno affidamento. Il passaggio da un'esclusione comunicata pubblicamente a un'ammissione mi ha lasciato più sfiducia che entusiasmo.
Questo non significa che una decisione ufficiale debba essere irreversibile: correggere un errore è legittimo, e ostinarsi solo per non smentirsi non sarebbe una buona forma di governo del formato. Il diritto di cambiare idea, però, non cancella la responsabilità di come si è comunicato prima e di come si accompagna il cambiamento.
Avrei voluto che le domande sul rapporto tra rarità, prodotto e legalità trovassero una risposta condivisa prima di arrivare ai giocatori come una questione già chiusa. Una spiegazione successiva può chiarire le ragioni del ripensamento, ma non obbliga chi legge a sentirsi rassicurato.
Per quanto mi riguarda, la fiducia si è rotta. È una conclusione personale, non una misura del sentimento collettivo né una prova che qualcuno abbia agito in malafede. Chi vede nel dietrofront una dimostrazione di disponibilità all'ascolto ha diritto alla propria lettura, ma io oggi, faccio fatica a condividerla.
Il Pauper che non voglio perdere
La mia delusione nasce dall'importanza che attribuisco al formato. Del Pauper amo la possibilità di concentrarmi sul mazzo, sulle scelte al tavolo e sulle persone che incontro in Lega. L'accessibilità, per me, non è soltanto una questione di prezzo: è anche la sensazione di poter entrare in un ambiente senza dover prima seguire ogni controversia che lo attraversa.
Non penso che dodici ristampe possano cancellare tutto questo, ma quando una vicenda occupa ogni conversazione si rischia di perdere di vista il motivo per cui quelle conversazioni sono cominciate: ci piace giocare a Magic.
Non ce l'ho con lo studio del formato, preparare una sideboard, discutere un matchup, analizzare una sconfitta sono modi legittimi di vivere il gioco, né considero inutili le critiche a Wizards o al Panel: chiedere coerenza e trasparenza è parte della cura che dedichiamo alla nostra passione. Il problema comincia quando il confronto si trasforma in una contrapposizione permanente, quando non basta più spiegare perché non si condivide una decisione ma bisogna attribuire intenzioni a chi la sostiene, quando ogni aggiornamento diventa un motivo per ricominciare lo stesso scontro.
È quel Pauper, più assorbito dalla propria polemica che dalle proprie partite, che non vorrei ritrovarmi a frequentare.
Dalla Z alla A
A volte ho la sensazione di passare più tempo a leggere discussioni su Magic che a giocarlo. Non ho un dato con cui dimostrarlo e non pretendo che sia vero per tutti: è il mio modo di descrivere la saturazione di questi giorni.
Lo scrivo dentro un articolo su Magic, quindi non mi considero esterno al problema. Raccontare il gioco può aiutare a capirlo e a viverlo meglio, ma vorrei evitare che il racconto diventasse un sostituto dell'esperienza, o che il bisogno di prendere posizione su ogni annuncio consumasse la voglia di sedermi al tavolo.
Mi manca la semplicità di preparare un mazzo, raggiungere il negozio e trovare qualcuno con cui giocare. Non voglio idealizzare un passato senza Internet, né chiedere a nessuno di smettere di informarsi: vorrei soltanto restituire alle partite più spazio di quello che concedo all'ennesima discussione.
E non sto dicendo di dimenticare la segnalazione GoatBots o di rinunciare a chiedere spiegazioni: le verifiche devono fare il loro corso. Tornare a giocare non significa assolvere qualcuno, ma non lasciare che l'attesa di chiarimenti diventi una condanna permanente di tutto il formato.
Abbiamo chiamato questo prodotto The Zeta Set. Siamo arrivati alla Z e, almeno per quanto mi riguarda, è il momento di provare il percorso inverso.
Dalla Z alla A. A come Andiamo a Giocare ai Tavoli.
Meno bisogno di trasformare ogni dissenso in una guerra. Più mazzi da provare, più avversari da incontrare, più partite da raccontare dopo averle giocate.
Il Pauper che voglio difendere non è quello in cui nessuno può criticare una decisione. È quello in cui, anche dopo una critica molto dura, rimangono la voglia e la possibilità di ritrovarsi davanti a un mazzo. Perché, al netto dello Zeta Gate, è ancora lì che vorrei tornare: a un tavolo, con un avversario e una partita da giocare.
Less Pauper Talk, More Pauper Play.
Flavio